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La Professione Domenicana di Andrea Claudio Galluzzo

Professione Andrea Claudio Galluzzo 6Sabato 6 Dicembre 2014, nel giorno di Sant'Ambrogio, presso il Monastero delle Suore Domenicane dello Spirito Santo a Firenze si è celebrato il rito della professione del novizio Andrea Claudio Galluzzo che, assunto il nome di Fra Agostino, è stato pienamente incorporato all'Ordine dei Predicatori, impegnandosi formalmente con la professione a vivere lo spirito di San Domenico, secondo l'impostazione prescritta dalla Regola. La promessa è stata espressa con l'antica formula: "A onore di Dio onnipotente, Padre Figlio e Spirito Santo, e della Beata Maria Vergine e di San Domenico io Andrea Claudio Galluzzo davanti a te Francesco Spada, Presidente, e davanti a te Padre Antonio Idda, Assistente di questa Fraternita, rappresentante del Maestro dell'Ordine dei Frati Predicatori, prometto di voler vivere secondo la Regola dei Laici di San Domenico".

 

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La benedizione dell'Assistente della Fraternita di Firenze padre Antonio Idda OP durante il rito
della Professione Domenicana presso il Monastero delle Suore Domenicane dello Spirito Santo

 

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Il Presidente della Fraternita di Firenze Francesco Spada accolla la croce domenicana
in segno di accoglienza e scambia il bacio di pace col professo Andrea Claudio Galluzzo

 

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Ritratto di gruppo della Fraternita Domenicana di Firenze al termine del rito della Professione

 

I Laici Domenicani sono, come sottolinea la stessa denominazione, laici, cioè battezzati con una missione e una loro dignità e indipendenza. Sono, però, dei veri Domenicani che, in forza della loro professione emessa in nome del Maestro Generale, vengono incorporati all'Ordine accettandone in pieno la giurisdizione. Sono, pertanto, giuridicamente al pari dei frati e delle monache, membri dell'Ordine a pieno titolo. In quanto laici, come tutti gli altri, devono certo santificarsi vivendo nel mondo; in quanto Domenicani, dovranno farle impostando la loro vita "sull'esempio di San Domenico e di Santa Caterina da Siena, illustrando la vita dell'Ordine e della Chiesa". Devono vivere il carisma dell'Ordine Domenicano: la predicazione ordinata alla salvezza delle anime. Come ribadisce il Direttorio Nazionale, il Laico Domenicano "si considera e si comporta sempre e dovunque da apostolo di Cristo, secondo il progetto di vita di San Domenico" (D.N. 14). Tale progetto si avvale di quattro mezzi essenziali: vita comune, studio, preghiera e predicazione.


Vita comune

L’obiettivo principale cui tende il vostro vivere insieme è che, nel comune progetto di ricercare Dio, conseguiate piena sintonia a livello di mente e di cuore curando la massima concordia tra quanti abitate sotto lo stesso tetto. Così comincia la regola di Sant’Agostino di cui San Domenico ha voluto dotare il suo Ordine. San Do­menico trovò e introdusse nell'Ordine la vita comune, intesa come prima realizzazione evangelica dell'amore fra­terno. La vita comune, nell'intento di San Domenico, non è importante solo per l'esercizio reciproco della carità fraterna, ma anche per la predicazione che, appoggiata e coordinata da una comunità, risulta molto più efficace dell'attività di un individuo isolato. La vita comunitaria avrebbe dovuto essere come la struttura portante, il supporto dell'Or­dine e dunque garantire ai Predicatori una dinamicità della convivenza. Vivere insieme è assai più che usu­fruire di reciproci servizi: deve costituire per ciascuno uno stimolante richiamo alla correzione fraterna, un ef­fettivo aiuto nello studio e nella predicazione, una cre­scita nella perfezione evangelica e nell'esercizio di quelle virtù «umane» la cui assenza compromette sovente l'ac­coglienza della Buona Novella: insomma un banco di prova per il Predicatore. “Il Laico Domenicano in forza della propria vocazione è chiamato non solo a una vita spirituale e apostolica personale, ma anche a esprimere l'indole secolare in una vita di comunione e di impegni con la propria Fraternita» (D.N. 16).


Studio

Per quanto riguarda lo studio, esso è un obbligo anche per i Laici Domenicani, essendo tenuti, in forza della loro professione, ad essere dei predicatori. La formazione risponde alla preoccupazione “di dare spazio alla cultura e allo studio, che sono alla base del progresso spirituale, sia individuale che comunitario” (D.N. 21). Gli incontri della Fraternita diventano così per il Laico, non solo l'occasione per l'esercizio della carità fraterna, ma il luogo della sua formazione dottrinale (D.N. 21), il luogo della sua preghiera comunitaria (D.N. 22), il luogo dove si organizzano le attività apostoliche e caritative secondo lo spirito di San Domenico (D.N. 17 e 23). Il  nostro studio non è una grazia per intellettuali, né la ricerca dell’erudizione per se stessa. Per volontà espressa e innovatrice di San Domenico, lo studio è stato incluso nei propositi dell’Ordine per preparare al servizio dottrinale nella Chiesa e al ministero della salvezza del prossimo. E’ per questo il nostro studio è prima di ogni cosa una contemplazione amante del mistero di Dio, uno sguardo di sapienza che tenta di vedere le cose come Dio stesso le vede. Il nostro studio cerca di capire per amare meglio, ecco la chiave di ogni ricerca di Dio. La "teologia" di Domenico appare inte­ramente fondata sulla Redenzione per mezzo di Cristo, a partire dal quale, nella dottrina cristiana tutto risplende di luce. La ricerca della verità suggerisce l’impegno interiore che un Domenicano deve avere - con la consapevolezza di averlo assunto mediante la vocazione - per poter, attraverso un qualsiasi impegno e attività, portare testimonianza credibile e contagiosa. Tuttavia per far questo è necessario conoscere cosa bisogna predicare. Da qui la necessità di contemplare prima la Parola di Dio, con essa pregare, studiarla fino a poterla vivere nella propria esistenza.


Preghiera

Si racconta di San Domenico che «di notte nessuno era più di lui assiduo nel vegliare in preghiera. Alla sera prorom­peva in pianto, ma al mattino raggiava di gioia. Il giorno lo dedicava al prossimo, la notte a Dio... Piangeva spesso e abbondantemente... Di giorno, soprattutto nella cele­brazione quotidiana della Messa; di notte, quando pro­traeva più di ogni altro le veglie estenuanti». Insieme con lo studio e la vita comune S. Domenico volle infine la preghiera, sia quella personale che quella comunitaria. Il parlare con Dio, cioè pregare, è indispensabile per parlare di Dio al prossimo, cioè per predicare. La preghiera permette al Laico Domenicano di mettere in pratica il carisma dell'Ordine sintetizzato da S. Tommaso nel motto: «Contemplari et contemplata aliis tradere»: portare agli altri il frutto della propria contemplazione. La contemplazione nella vita del domenicano non è un atto, è un sistema di vita. Non è solo preparazione all'apostolato, come generalmente si pensa, ma è la linfa che alimenta continuamente l'azione apostolica. La vita dell'apostolo è una preghiera continua. Realizza quel pregare «incessantemente», voluto da S. Paolo (1 cfr. Rom. 12, 12). Parlare di Dio esige che si parli con Dio. Il predicatore è uno che prega. Questa preghiera è ascolto, accoglienza della Parola di Dio; essa è anche ascolto, accoglienza della parola che sale dal cuore degli uomini ai quali Dio si rivolge attraverso noi. La preghiera del domenicano tende verso il silenzio e desidera raggiungere la presenza di Dio al di là delle parole. Nella liturgia essa si fa celebrazione, intercessione. Nell’azione essa è l’anima dei gesti e dei fatti; il soffio delle parole, il vigore profondo delle lotte. Così pregava Domenico, con questa preghiera che proveniva dal più profondo di se stesso e che lo portava al largo, fino al più lontano degli uomini.


Predicazione

Annunciare dappertutto il nome del Signore Gesù Cristo, come disposto da Papa Onorio III a San Domenico con la Bolla del 18 Gennaio 1221, questo è il fine dell’Ordine. Ma ciò che è proprio all’Ordine di San Domenico è l’interazione fra la vita vissuta e la parola annunciata. In effetti, la contemplazione e l’azione del predicare fanno parte, l’una e l’altra, del medesimo fine, la Predicazione, l’una come sorgente, l’altra come sua opera propria. La nostra contemplazione - che sia la preghiera, lo studio teologico - è in funzione della predicazione; per questo la nostra predicazione esige principalmente la contemplazione. La predicazione è la nostra missione specifica, lo scopo del nostro essere domenicani: di annunciare dappertutto il Vangelo mediante la parola e l’esempio (Cost. Fondamentale § V). Caratteristiche della predicazione domenicana sono: la Predicazione Dottrinale: annuncio esplicito di Gesù Cristo che parte dall’esperienza contemplativa della fede, dalla preghiera e dallo studio; la Predicazione Carismatica: annuncio evangelico che parte dalla esperienza di una comunità evangelica guidata dallo Spirito; la Predicazione Profetica: annuncio come sguardo all’interno della vita, verso una prospettiva futura, attualizzando in seno alla Chiesa di Dio e nel mondo la Parola trasformatrice e vivificante di Dio; la Predicazione Itinerante: annuncio ad ogni uomo, in ogni circostanza e luogo, aperto alle sfide di ogni momento e disposizione ad andare dove è necessario; la Predicazione di Frontiera: annuncio destinato, a coloro che non hanno ricevuto il Vangelo, o dove sono presenti situazioni di conflitto nel contesto culturale, ideologico, religioso, politico e umano.


Con la professione noi ci consacriamo a Dio seguendo Cristo per condurre una vita evangelica nell’Ordine; in modo che la nostra consacrazione battesimale raggiunga con maggior pienezza il suo effetto. Con questa professione di obbedienza intendiamo obbligarci all’osservanza dei consigli evangelici rinunciando a dei beni degni senza dubbio della massima stima, ma non a scapito di un vero progresso della persona umana. Infatti mentre abbracciamo l’annientamento di Cristo diventiamo partecipi della sua vita nello spirito. E così, se ci manteniamo fedeli, rendiamo più evidente testimonianza nella Chiesa dei beni del regno celeste. Con la nostra formula di professione, spinti da filiale amore, promettiamo anche di venerare la Vergine Maria Madre di Dio, in quanto Madre amorosissima del nostro Ordine. Promettendo anche obbedienza a San Domenico, intendiamo conservarci fedeli al suo spirito e al suo ideale (LCO 189).

 

 

San Domenico a Firenze


IL TERZ'ORDINE DI SAN DOMENICO
Laici Domenicani


Il Laicato Domenicano, ramo della Famiglia Domenicana, esisteva già ai tempi di San Domenico, forse preesistente all'Ordine stesso, nato come "Ordine della Penitenza". Movimento penitenziale, che gravitava attorno ai conventi, ebbe la sua prima Regola dal Maestro Generale dei Domenicani Munio di Zamora nel 1285. Approvata da Innocenzo VII nel 1405, la regola fu manuale di intere generazioni di Laici che, pur restando nel mondo, si ispiravano e vivevano la spiritualità dell'Ordine, di cui si sentivano membri effettivi. Dopo varie modifiche, l'ultima stesura della Regola fu elaborata dal Congresso Internazionale dei Laici Domenicani nel 1985 a Montreal, approvata definitivamente dalla Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari nel gennaio 1987. La Regola del Laicato Domenicano si compone di due parti. La prima parte, dal titolo "Costituzione Fondamentale", riguarda i laici in senso lato, cioè fissa in maniera molto generica le condizioni che una qualsiasi associazione deve osservare per poter venire aggregata alla Famiglia Domenicana. Ai Laici Domenicani in senso stretto è destinata la seconda parte della Regola, che ha conservato il significativo titolo di «Regola delle Fraternite Laicali di San Domenico». Le attuali Fraternite fanno capo ad una regola molto generica destinata a tutte le Fraternite sparse nel mondo e ciascuna nella sua situazione nazionale a un Direttorio Nazionale, creato dal Maestro Generale dell'Ordine e destinato ad applicare la regola alle diverse situazioni.

Essere Domenicani vuol dire sentire come San Domenico l'ansia della salvezza delle anime, predicando la parola di Dio e testimoniando la Verità, servendosi, per fare ciò, dei mezzi messi a disposizione dal Santo Fondatore. I Laici Domenicani devono vivere non solo il carisma, ma anche lo spirito dell'Ordine, cioè quello stile di pensiero e di vita che concorre a coltivare e amare di più il carisma. La spiritualità domenicana non si ferma, così, alla sola contemplazione, essa esige che si espanda nell’apostolato: “e cioè da preferirsi alla semplice contemplazione; perché come è più perfetto illuminare che non risplendere, così è meglio comunicare agli altri le cose contemplate, che non contemplare solamente”.

Il Laico Domenicano, se ben preparato, offre al mondo la buona testimonianza, la stessa che diede San Domenico che, pur rimanendo “nelle realtà del mondo”, trattava ed animava dall’interno le realtà che lo circondavano. La nostra missione è servizio al Vangelo, il nostro stile di vita, la vita evangelica. Anche la devozione alla Vergine Maria, considerata ispiratrice e patrona dell'Ordine, occupa un posto del tutto speciale nella vita dei figli di San Domenico. "Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero". Questa frase di Santa Caterina da Siena, utilizzata da Giovanni Paolo II quando ha salutato i giovani di tutto il mondo per il loro Giubileo, riecheggia da molti secoli e racchiude una modernità sconcertante che non si può fare a meno di ascoltare, meditare e fare propria. Sia questo anche il nostro impegno.



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